Avanti, spara!


Così il rapinatore entrò tutto incappucciato dentro il negozio, prese un ragazzino, lo scaraventò a terra e, puntatogli un fucile in mezzo alla faccia, gli disse : – Fermo, zitto, immobile come un sasso, sennò quanto è vero Dio che oggi passi a miglior vita –
Il ragazzino stette quindi zitto, fermo, immobile come gli aveva ordinato il rapinatore incappucciato, fino a che non gli venne in mente che di morire non ne aveva nessuna voglia, o almeno, se proprio era giunta l’ora sua, non di certo gli andava di morire in quella posizione lì, con la pancia scoperta, le braccia penzoloni e la faccia per terra. -Che figura ci faccio io domattina- pensava il ragazzino col fucile puntato in mezzo alla faccia – Sul giornale, in prima pagina, con tutto l’ombelico di fuori e le braccia penzoloni che sembrano due serpentelli appesi al busto -.

Così si abbassò la maglietta e si diede una posa un po’ più decente. – Stai fermo, ti ho detto! – Gli urlò allora il rapinatore vedendolo che si muoveva. Ma, quasi scandalizzato, il ragazzino gli rispose con aria di sdegno : – Ma scusi, signor rapinatore incappucciato, ma viene proprio facile ad uno come lei che fa la rapina, prende i soldi e se ne scappa via, di dire stai fermo, stai fermo..- gli disse il ragazzino – E come si vede che non è certo lei a dover finire sul giornale, davanti a tanti e tanti lettori che la guardano! Non dico che non devo morire, signor rapinatore incappucciato, ma mi faccia perlomeno sistemare, mi permetta di assumere una posa degna di una prima pagina! Anzi, sa che le dico? Mi ammazzi, mi ammazzi subito, e si sbrighi pure, perché altrimenti diventa scuro e vengo male se non c’è la luce giusta!”

Il rapinatore, sentendosi generoso, gli volle obbedire, visto e considerato che ci teneva tanto, ma il ragazzino non la smetteva più con le lamentele : – E non spararmi alla tempia, mi si spettina il ciuffo! Sulla giacca no, l’ho appena lavata, ma non era meglio se mi avvelenavi col cianuro, o al limite, se ti portavi una pistoletta al posto di sto fucile vecchio, brutto e arrugginito che ha fatto due guerre come minimo ..- Tanto che a un certo punto, il rapinatore si scocciò e contestò al ragazzino: -Qua sai tutto te, decidi tutto te, l’idea di spararti è stata mia, conterò qualcosa pur io, no? Comunque fai come ti pare!- poi buttò il fucile per terra e se ne andò via.

Così il ragazzino, rimasto solo per terra si diede un’ultima aggiustata ai capelli, si legò i lacci delle scarpe, si abbottonò la giacca e, controllate per bene le luci, l’angolazione e la messa fuoco, imbracciò il fucile e ..

Morto di paura

Il maresciallo dei Carabinieri, dopo l’accaduto, iniziò a pronunciare il verbale, mentre l’appuntato, munito di carta e penna, scriveva: “In data odierna, il soggetto stava dirigendosi con fare sospetto in direzione della partigiano_258volante cui ero alla guida affiancato dal collega appuntato. Vista la situazione, ho ritenuto doveroso effettuare un controllo di routine, per accertarmi che l’individuo non rappresentasse un pericolo per il benessere della cittadinanza pubblica. Colto da uno strano e misterioso attacco di paura nei confronti della divisa che indossavo durante il fatto (Probabilmente un residuo di una mentalità criminale ben radicata nel soggetto), questi ha iniziato ad accelerare il passo, nonostante gli ordinassi di fermarsi e favorire le sue generalità e il documento. Preoccupato per la sua incolumità ho iniziato a correre verso di lui, che intanto procedeva veloce come un ladro. Al fine di sollecitarlo ad arrestarsi, ho estratto dal fodero la pistola d’ordinanza e ho sparato un colpo d’avvertimento in aria. E’ accaduto che, durante il tentativo di fuga, il soggetto in questione è inciampato inesorabilmente su una buccia di banana che si trovava al centro della strada, facendo inciampare anche me, che gli venivo appresso per svolgere il mio dovere di ufficiale. Cadendo, un colpo è malauguratamente partito dalla pistola d’ordinanza che tenevo ancora inevitabilmente in mano dopo lo sparo a vuoto di poc’anzi, colpendolo alla tempia. Nonostante le mie nocche ferite dalla caduta, ho tentato di aiutare il sospetto, che continuava a dimenarsi come un indemoniato, autolesionandosi e impedendomi di fermarlo. Il medico legale, accorso immediatamente due ore dopo l’accaduto, ha riscontrato lesioni ed ecchimosi alle gambe, al viso (inclusa una frattura della mascella), all’addome (inclusa un’emorragia alla vescica), al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale) e un colpo di pistola alla tempia. Il severo e accurato referto ha spazzato via ogni barlume di dubbio: Il soggetto è evidentemente morto di paura.”

Franz Reichelt

Reichelt hoppar från Eiffeltornet de 4 februari 1912. Tidningsklipp ur KABA-samlingen.
Reichelt hoppar från Eiffeltornet de 4 februari 1912. Tidningsklipp ur KABA-samlingen.

Un enorme vestito
fatto di alberi e gente
ricamato e cucito
da me

farà bella Parigi
che trattiene il respiro
e ha i migliori servigi
per me

Io artista da seta
tessitore d’idee
sarò oggi cometa
perché

voglio solo lasciarmi
sprofondare nell’aria
e affidarmi a quel poco
che c’è

e nel quattro Febbraio
dalla dama d’acciaio
au revoir les amis
Adieu!

Miseria

Scheletro

La pioggia batteva violentemente sul parabrezza mentre Eolo dispettoso, nascosto dietro il grigio di qualche nuvolone arrogante, soffiava forte sull’auto, che faticavo a controllare. Percorrevo con riguardo via Silenziosa, ovvero il tratto sconnesso che unisce a “Città del Lavoro” il comune limitrofo di “Città del Sonno” quando, sul margine destro dell’impervio stradotto, distinsi una sagoma che lo attraversava a piedi. -Ma dove vai, Diavolaccio!- sbraitai accostandolo : – Monta in macchina, prima che ti venga un accidente, o che la tormenta ti porti via con sé! -. Il poveraccio si accomodò e mi ringraziò con cortesia.
-Sciagurato di un incosciente! lo sai che ci saresti morto di certo là fuori?- Gli rimproverai scuotendo il capo.
-Lo so bene, ma, ahimé, non ho altri mezzi fuorché queste mie gracili gambe- bofonchiò l’uomo, indicando l’arto. Quando mi voltai per guardarlo, mi resi conto che questi era privo di carne e di pelle : uno scheletro, per farla breve, come quei modellini delle aule di anatomia.
Cercai di non farci caso e, conversando con quel mucchietto d’ossa, appurai che l’uomo era ben più povero e disgraziato di quel che credessi.
La pelle se l’era venduta ad un signorotto locale che ne aveva fatto un rivestimento per i suoi tamburi. La sua carne, diceva, era stata la seconda portata di una cena del re. (“Una delle più sfarzose” ebbe la cura di sottolineare). Un vecchio barbiere aveva comprato tutta la peluria del suo corpo per farne parrucche e gli occhi erano andati ad una signora Talpa particolarmente facoltosa, che ora andava in giro lamentando persino una leggera miopia. Il tutto generosamente offerto per cento denari (perché quando hai bisogno t’accontenti, diceva) coi quali campare un’altra manciata di disperati giorni. Arrivammo a destinazione dopo poco tempo. -Questa è casa mia..- disse, indicando un mucchietto di baracche allo sfacelo. -Grazie tante del passaggio!- e schizzò via.
Pensai che l’avrei potuto aiutare in qualche modo, con qualche moneta o un tetto più confortevole sulla testa. Non lo feci. Non provai nessuna pietà per lui, non lessi alcun dolore nei suoi.. Nelle sue cavità oculari, insomma.
Pensavo a tutto ciò mentre continuavo a fissarlo dallo specchio retrovisore: quei suoi movimenti robotici, la sua mandibola scoperta, le sue dita ossute.. Mi stavo giusto domandando cosa avrebbe fatto una volta rincasato, quando accadde il fattaccio: di colpo le gomme dell’auto stridettero, spezzando il silenzio di “Città del Sonno”. Dal mio specchio retrovisore vidi solo una macchina frenare bruscamente e una moltitudine di ossa spaiate librarsi in aria per poi disperdersi nella strada. La macchina andò via, e io (non me ne vogliate) feci lo stesso.
-Aaah..- sospirai – meglio la morte, la brusca e nuda morte, che una così miserabile e misera miseria!-

Ululato

lupo_alla_luna

Pas de justice,
sur le bord de le trépas
rêver d’un armistice
pour une guerre qui n’est pas

Abbaio alla luna sperando mi senta
o comunque
per il gusto di abbaiare.
Siate più che muscoli e pelle
o alla fine siate quel che vi pare.
Siate il vostro moralismo spiccio,
il vostro misero stare col giusto,
ma siate onesti, per D*o, perlomeno!
Voi siete causa del mio disgusto..

Orpelli, arrivismo
alcaloidi e filigrana
dipendenza, cinismo
pulp del fine settimana.
Facce da chiesa per la domenica
fatti di pietra col piombo grezzo
fatti agghiaccianti, cronaca isterica
carne tagliata, appesa col prezzo
Tendenze di moda,
una scia da seguire,
e antidepressivi
per non impazzire.
Sorrisi, canzoni
e vacanze in famiglia
nei visi espressioni
e speranze in bottiglia..

Ma non è in vendita questa mia brutta faccia.

Scarafaggi

Kafka 2

In cerca di ristoro, entrai in una bettola fatiscente con poca luce, poggiai i gomiti sul bancone e incominciai a guardarmi intorno, in attesa di essere servito. Tre scarafaggi, seduti a un tavolo poco distante, avevano fatto una matassa con lo sterco e la guardavano compiaciuti.
-Che bella palla!- disse uno fiero, tastandosi il panciotto squamato. -Proprio una bella palla!- replicò il secondo, e l’altro appresso – Sissignore, lo è!-.
Il barista arrivò e mi feci versare un calice del vino migliore (o almeno quello che per tale era spacciato). -Che bella palla!- continuavano i tre tizi marroni -Proprio una bella palla! Sissignore, lo è!-. Blaterarono il sermone per tre, o forse quattro volte, sicché decisi di alzarmi e andare da loro.
-Miei cari, perdonate l’intrusione, ma io proprio non capisco! Cosa trovate di bello in ciò che gli altri esseri fuggono inorriditi?- Si alzò il più grosso e, quasi seccato, mi si avvicinò : -Mio padre portava sterco, mio nonno portava sterco, e così i miei avi, fino ai grandi scarabei d’Egitto, portavano sterco. E’ la mia vita portare sterco, ecco perché lo faccio!-
Capii che si trattava di un idiota e alzai i tacchi. Tzz.. Scarafaggi! Cosa aspettarsi da esseri così semplici? Che continuassero pure a portare a zonzo la loro merda, io ho del lavoro da sbrigare, dei soldi da guadagnare, automobili da comprare, vestiti da mettere! Io ho un certo successo da raggiungere, così come mio padre mi ha insegnato a fare, e mio nonno ha insegnato a lui, e i miei avi hanno sempre fatto! Questa è la mia vita..
Appena fuori dalla bettola, specchiandomi in una pozza d’acqua, quasi mi sembrò di avere l’aspetto di una blatta. Così compresi il mio gravissimo errore di valutazione: il vino di quella bettola fatiscente non era poi tanto male..